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La Sede

Il Palazzo Comunale ex Collegio dei Dottrinari

Tratto da Segni , i Dottrinari la Chiesa del Gesù, il Palazzo Municipale - D. Bruno Navarra 2004
Nella prima metà del '700 i padri dottrinari innalzarono la chiesa del Gesù, che per decorazione pittorica è seconda soltanto alla cattedrale; nella seconda metà costruirono il palazzo, divenuto in seguito sede municipale, e che tra quelli della sua epoca è il più imponente.
Il rettore Giovanni Battista Ardizzoni di Nizza, ottenuta dai suoi superiori la facoltà di prendere in prestito 3500 scudi per la costruzione, incaricò l'architetto Domenico Simonetti di Como di redigerne il progetto. Il primo dicembre 1753 fu autorizzato ad accendere il mutuo e l'anno successivo, 4 dicembre 1754, la commissione provinciale dei Dottrinari approvò il "ristretto di convenzione" con l'architetto.
Per la costruzione della chiesa i Dottrinari usufruirono del denaro ereditato dal Luciani, per il palazzo del collegio dovettero ricorrere al prestito suddetto, aumentato, il 12 febbraio 1758, di altri 500 scudi: complessivamente il debito assommava a scudi 4000, oltre gli interessi. In pochi anni il bel palazzo, spesso detto nelle fonti "Collegio", fu portato a termine. Restavano però i debiti. I Dottrinari cercarono di dilazionarne le rate e il 12 gennaio 1761 fu approvata l'istanza dei padri di Segni e di Pontecorvo, i quali chiedevano di accordarsi con l'erede dell'architetto Domenico Simonetti per il pagamento dei debiti contratti per la costruzione dei rispettivi collegi.Il "Collegio" segnino è composto di un corpo centrale con due ali ai lati, protese verso l'abitato.Il lato parallelo all'edificio centrale è aperto. Il chiostro pertanto non è completamente chiuso. Ciò potrebbe far pensare all'opera lasciata incompleta per mancanza di fondi.
La facciata principale del palazzo s'innalza per 11 metri e si estende per 35 lungo la strada Umberto I, volgarmente detta "Bbìa Piana". Pianeggiante, infatti, è il largo antistante, sostenuto dalle mura poligonali e protetto da una ringhiera di ferro intervallata da pilastri rivestiti di travertino. Il resto della strada fino al "Lucino", oggi largo Goldoni, è leggermente in salita.

Volta a mezzogiorno la facciata guarda quel settore dei monti Lepini che, di vetta in vetta quasi gradini di scala gigantesca, salgono a piramide sulla cima del monte Lupone, raggiungendo quota m 1378. Nei giorni sereni, inondata di sole, essa riverbera la chiarità della luce della pietra bianca scalpellata con cui sono costruiti i due angoli esterni che la delimitano verticalmente e la fascia orizzontale che corre rettilinea sotto le finestre dell'ultimo piano. Sono sette, allineate e simmetriche, alle quali sotto stanno quelle del mezzanino e a piano terra i portali ad arco che incorniciano con pietra battuta la fila dei portoni. Nell'insieme la facciata appare armoniosa; su di essa s'impone, rialzato su quattro gradini, il portone d'ingresso più alto degli altri. Varcata la soglia si apre un ampio androne lungo m Il,80, largo m 4,25 e alto m 5,50. La parete a destra di chi entra era continua senza interruzioni di porte, ma recentemente vi è stato aperto il passaggio per i disabili e quasi al centro un' altra apertura rettangolare consente l'accesso all'ampia scala di ferro per salire all'ufficio tecnico del Comune, ricavato nel mezzanino che dalla metà dell' edificio volge a destra verso la chiesa; vi si aprono quattro finestre a ringhiera. Oltre la metà dell'androne, sulla parete sinistra, inizia la scala per i piani superiori. Con diciannove scalini comodi, regolari in alzata e lunghi m 2,05, costruiti con blocchi di pietra locale, si giunge al primo pianerottolo. A destra, si scende a due stanze contigue: una più modesta, l'altra lunga e a volta con le finestre sul chiostro: erano due ambienti che servivano da cucina e refettorio dei religiosi. Adibiti in seguito a diversi usi, oggi vi sono accumulate le carte dell'archivio notarile e di quello comunale. Sulla parete sinistra si staglia la porta dell'ufficio dei Vigili Urbani, allocato in due stanze, comunicanti tra loro, con soffitto a volta e con le finestre a balconcino protette da ringhiere di ferro, simili a quelle dell' ufficio tecnico. Le une e le altre formano sulla facciata principale la fila delle sei finestre del piano rialzato o mezzanino. Inizialmente quelle stanze erano usate per la scuola della Dottrina Cristiana e delle nozioni elementari per leggere, scrivere e far di conto, detta nei secoli XVIII e XIX, "la Scoletta". Altre due rampe di scale, ciascuna di dieci gradini, intervallate dal secondo pianerottolo piegando sempre a destra, portano al terzo e ultimo ripiano, da cui a sinistra un'ampia porta a vetrata introduce nel grande corridoio, lungo m 32, largo m 3,50 ed alto, al vertice dell'arco, m 4,50. E' una galleria ariosa e assolata nelle mattinate serene, perché le quattro finestre prospicienti il chiostro guardano il sorgere del sole. Recentemente la prima di quelle finestre è stata ingrandita per ricavare il piano di arrivo dell' ascensore, mentre la seconda, abbattuto il parapetto, si apre su un balconcino di nuova costruzione. Nei giorni feriali quel vasto corridoio si anima di gente che accede agli uffici comunali, più numerosa quando il sindaco e gli assessori ricevono il pubblico. Sette porte lungo la parete destra, tutte uguali, ma poste a distanza diversa, custodivano l'ingresso alle celle del convento, ciascuna con la finestra sulla facciata. Oggi vi sono istallati gli uffici comunali. Sulla parete sinistra, all'inizio e alla fine del corridoio, si sviluppano stanze ampie e luminose. Esse sono costruite nei due bracci laterali che insieme con quello della facciata centrale recingono il chiostro da tre lati. Il braccio verso la chiesa del Gesù, annessa al "Collegio", ospita alcuni uffici comunali, mentre in quello adiacente alla vetrata è ricavata la sala consiliare, da cui altre due porte immettono rispettivamente alla sede del sindaco e a quella degli assessori. Tale braccio laterale è lungo internamente m 12,60 e largo m 8,70. Nel complesso il palazzo è rimasto com'era all'inizio della seconda metà del XVIII secolo. Nel 1912 vi è stato eseguito l'impianto elettrico per l'illuminazione, nel 1958 quello del riscaldamento con i radiatori ad acqua, e nell'ultimo quarto del '900 ha avuto rinnovati gli infissi delle porte, delle finestre e intonacata la facciata, su cui il 7 marzo 2003 è stato disegnato il quadrante di una elaborata meridiana con la scritta: "Diem et horam excidii Nonis Martiis numero" in ricordo del disastroso bombardamento aereo del 1944. Autore della meridiana è stato Umberto Mascolo di Sermoneta, esperto in gnomonica.